Gambarie d'Aspromonte

  Le foto riproducono aspetti della nota  località sciistica meglio nota come Gambarie d'Aspromonte,   sita  a 1331 mt. sul livello del mare, di fronte alla costa orientale della Sicilia, quasi a picco sullo Stretto di Messina, a 38°10’49’’ latitudine  Nord e 15°50’57’’  longitudine Est.

Un primo riferimento alla voce "Aspromonte" appare  in un documento del notaio Facio Barbatano, redatto il 2 ottobre 1528  a Motta Bovalina, l' odierna Bovalino superiore. Diverse sono le ipotesi in ordine all'origine di detto toponimo. Secondo uno studioso tedesco di glottologia,  Gerhard Rohlfs, esso potrebbe trarre origine dal greco "asporos", sterile oppure " àspros" "bianco" in quanto la vetta rimaneva innevata per lunghi mesi.

  L'Aspromonte, orograficamente considerato  è un massiccio montuoso aspro, selvaggio, dalle mille sorprese: estremo lembo meridionale della catena appenninica, è simile a una gigantesca piramide, che sfiora i 2000 metri di quota, con numerose cime e diversi altopiani, pur essendo vicinissimo al mare, da cui è circondato su tre lati (la vetta più alta, il Montalto, raggiunge i 1955 metri).

"...E' una bellezza di pura geologia, - scrive Corrado Alvaro -, di conformazione del terreno e di storia della terra, che ha il ricordo di un cosmo operante, dei geli delle epoche remote, degli oceani che lambivano le cime dei monti e ritirandosi hanno scavato le terrazze,.... E' la stessa natura che prende atteggiamenti d' architettura l' opera dell' uomo che fa tutt'uno con essa; quello che attraverso terremoti, alluvioni, franamenti, ha resistito, natura, roccia, pietra, albero, uomo".      

       
     
                
     

 Questa fitta vegetazione rappresenta di conseguenza l’habitat ideale per molte specie animali, tra cui i grandi rapaci, che costituiscono forse l'elemento di spicco della fauna vertebrata dell'Aspromonte: sono presenti infatti sia l'aquila reale che il gufo reale, quest’ultimo il più grande rapace notturno europeo, potendo raggiungere i tre chilogrammi di peso e un’apertura alare di ben 180 centimetri. Senza dimentica il lupo, che nei parchi calabresi ha ripreso a riprodursi e a espandersi.

     La zona è inoltre molto interessante dal punto di vista storico e umano, con una serie di paesini tipici che meritano sicuramente una visita, anche per le loro antiche tradizioni artigianali. Con il legno, ad esempio, vengono realizzati oggetti d'uso agricolo e pastorale (stampi per formaggi,collari, cucchiai…), strumenti musicali come tamburelli e zampogne, e molto altro ancora. Una vera particolarità è costituita poi dalle pipe, ricavate dalla radice dell'erica arborea calabrese, considerata per lo scopo il legno più pregiato in assoluto. Nei paesi dell'area grecanica, e specialmente a Samo, nei quali è parlato un caratteristico dialetto simile al greco antico, l'attività della tessitura dà vita a variopinte stoffe di stile bizantino, le pezzare. A Gerace è invece diffusa la produzione di pizzi e merletti, ma anche di stupendi oggetti in ceramica. 

                                   
     
                                                

                                   

 I suoi versanti sono profondamente segnati da molti corsi d'acqua (le cosiddette fiumare) a regime fortemente torrentizio, che percorrono vallate spesso impressionanti nella loro crudezza, con numerose coreografiche cascate. Quindi una grande varietà di ambienti, con una fauna e una flora di grande interesse, a cominciare dai boschi, forse la caratteristica più evidente del parco, estesi per circa 40.000 ettari, fino alle quote più alte.                                                                                                                

   Salendo di quota, dalla zona costiera fino alle vette più alte, è un continuo e suggestivo mutare di specie vegetali: gli ulivi, gli agrumeti e la macchia mediterranea (ginestra, cisto, fillirea, corbezzolo, lentisco, leccio e mirto) lasciano gradualmente il posto ai castagni, seguiti un poco più in alto dagli aceri, frassini, ontani neri e napoletani. Alle quote più alte troviamo infine diverse specie di querce, foreste di faggio e di abete bianco. Da segnalare, nei valloni del versante tirrenico, una vera rarità: la Felce tropicale Woodwardia radicans, dalle lunghe forche che raggiungono anche i due metri di lunghezza!

                 
     
               
     
Fin qui la descrizione tratta da uno dei più qualificati siti web che con grande trasporto si occupano dell'Aspromonte.  Le foto postate sono tutte di carattere amatoriale e lo si vede ma c'é da aggiungere che sono state fatte con sentimenti di amore per questi luoghi la cui rara bellezza naturalistica da qualche decennio, ormai, costituisce un punto di riferimento per un numero sempre più vasto di visitatori.

A Gambarie si può arrivare percorrendo l'autostrada A3 Salerno Reggio Calabria,  uscendo:

 - a  Bagnara Calabra e proseguire lungo la SS 112 per Sant'Eufemia d'Aspromonte - Gambarie
   - a  Gallico e proseguire per la SS.184 Campo Calabro - Melia - Gambarie

Provenendo da:
    - SS.106 Jonica imboccare, a Melito Porto Salvo,  la SS. 183 in direzione Gambarie
    - SS. Tirrenica prendere la provinciale Scilla - Melia - Gambarie